
Ungherese naturalizzato americano, Robert Capa nasce nel 1913 con il nome di Endre Friedmann. Diventa presto famoso con le foto sulla guerra civile spagnola. Dopo la Seconda guerra mondiale, che segue come corrispondente, nel 1947 fonda la Magnum Photos con Cartier-Bresson, Seymour, Rodger e Vandivert. Fotoreporter, corrispondente di guerra dalla vita avventurosa, ritrattista di divi e gente comune, anima organizzativa della Magnum, Capa ha firmato molte immagini simbolo del secolo scorso. Muore nel 1954, in Indocina, ucciso accidentalmente da una mina.



Gerda Taro (Gerda Pohorylle) nasce a Stoccarda da una famiglia ebrea. A 19 anni il sorgere del nazismo e un nuovo gruppo di amici la spingono verso posizioni di sinistra. Nel 1933 viene arrestata per aver partecipato a una protesta antinazista. Gerda scappa a Parigi, dove conosce Endre Friedmann.


Insieme giunsero in Spagna il 5 agosto del 1936, a meno di un mese dall’inizio della guerra, come inviati della rivista «Vu» e firmarono i primi reportage da Barcellona e dal fronte di Cordoba. La guerra di Spagna è stata una delle prime guerre ad aver avuto una grande copertura mediatica, grazie anche alla fotografia che stava iniziando a diventare l’occhio testimone sul mondo. Tra il 1936 e il 1939 decine di grandi intellettuali europei e americani si arruolano nell’esercito repubblicano e ne sposano la causa, tra questi, i due fotografi destinati a diventare una leggenda e a diffondere in tutto il mondo le immagini dell’orrore dell’avanzata nazionalista in Spagna.
Gerda morirà poco tempo dopo nel 1937, schiacciata da un carro armato a soli 27 anni. Robert Capa morirà in Indocina, su una mina nel 1954.



(...) Avevo già superato l’esame di ammissione per i corsi di legge, ma temevo di doverlo ripetere se non mi fossi registrata in tempo presso la segreteria. E così, all’ultimo momento utile mi iscrissi alla facoltà di legge di Boulder, convinta che fare un tentativo non costasse nulla. Mi bastò una settimana per capire quanto mi sbagliassi. Dovevo affrontare la realtà: l’idillio era finito, i tranquilli giorni da ricercatore universitario se ne erano andati per sempre. Non avevo altra scelta, dovevo mollare tutto e diventare una scalatrice dura e pura, senza compressi.

Durante i sette anni seguenti vissi prima nella Oldsmobile usata di mia nonna, dopo aver rimosso tutti i sedili per i passeggeri; e poi in una lussuosa Ford Ranger, sempre di seconda mano. Lavoravo un pò come cameriera, un pò come guida alpina, mentre Dean entrava e usciva regolarmente dalla mia vita. Dedicai anima e corpo all’arrampicata, allargando i miei orizzonti fino all’alpinismo sulle grandi montagne. Nello Utah c’è una piccola cittadina chiamata Moab di cui mi innamorai perdutamente. Dopo aver trovato un deposito temporaneo per le mie cose ed essermi procurata una tessera della biblioteca, mi trasferì laggiù, dove conobbi Fletcher, una femmina di razza Heeler meticcia a cui subito mi affezionai, forse perché sembrava trovarsi a proprio agio con il mio stile di vita da vagabonda.



La mia vita mi sembrava un disastro, un’auto senza controllo lanciata verso lo schianto. I primi tempi la cosa mi preoccupava enormemente, ma col passare degli anni cominciai a sentirmi più tranquilla. Come si può immaginare, vivere nel retro di un furgone pickup non richiede tante spese. D’accordo, ero sempre senza un soldo, ma in fondo non era poi così diverso da quand’ero una studentessa squattrinata, a parte forse il dovermi pagare l’assicurazione sanitaria. Potevo permettermi da mangiare, dei vestiti, e di tanto in tanto pure un libro, quando la biblioteca era chiusa. Quel poco che avanzava, insieme alle sovvenzioni delle associazioni alpinistiche, andava interamente a pagarmi qualche spedizione in Asia o in Patagonia.


Affrontare il futuro con angoscia era del tutto inutile...


Vogliamo innanzitutto ringraziare il nostro amico Davidone, perché attraverso queste sue pagine possiamo condividere con i nostri amici (e con gli amici degli amici) alcune fotografie dei nostri ultimi viaggi (avevamo già postato il nostro racconto con foto del Madagascar - andatevelo a leggere!).
Oggi lasciamo alcuni scorci di Germania, istantanee di città che sono state per noi (e per i nostri sederi!) tappe salutari per e da la meta del nostro viaggio in moto: Berlino.
Arrivare nella capitale tedesca via strada, in due giorni e non in un’ora con un aereo low cost, è stata veramente una conquista: 5 giorni / 2500 Km totali percorsi, uno stile differente per preparare i nostri occhi alla destinazione – che poi è diventata punto di partenza per l’altrove.
Prima tappa Bergamo-Rothenburg
Seconda tappa Rothenburg-Bamberga-Berlino
Terzo giorno: Berlino
Quarto giorno: Berlino-Dresda-Norimberga
Quinto giorno: Norimberga-Monaco-St.Moritz-Bergamo
In itinere: miriadi di pannelli solari, ovunque, anche sui tetti dei fienili più sperduti, pale eoliche, moltissimo verde, nessun cartello pubblicitario lungo le strade, caldissimo…
Franci
Fotografia di Francesca Gelmini e Stefano Morosini












